aggiornato il 25-6-2019

Storia e territorio

In questa pagina sono presentati i periodi, gli eventi e i luoghi più significativi per la storia e il territorio di San Donato.

Le origini

Prima che l’Impero romano iniziasse la propria espansione, tra le vaste campagne, boschi e paludi della pianura padana sorgeva un piccolo insediamento che, in futuro, avrebbe dato vita a San Donato.

A partire dal III secolo a.C. i legionari iniziarono un processo di occupazione del territorio, subentrando alle popolazioni Liguri, Umbri, Etrusche e Celto-Galliche che già abitavano queste zone. Grazie al genio militare e civile dei Romani, nel 333 d.C. esisteva già la strada consolare che prolungava la via Aemilia, unendo Milano a Lodi, con un tragitto di 16 miglia (24 km): la Mediolanum-Laus Pompeia. Non di rado all’altezza di un miliario, laddove la strada principale si incrociava con un’altra, sorgeva un gruppo di abitazioni, primo nucleo urbano di numerose future città. San Donato non fa eccezione, le sue origini sono legate “ad quintum lapidem”, ovvero alla quinta pietra miliare della via consolare.

Il paese vero e proprio si sviluppò sono nel periodo del tardo antico, quando i Longobardi invasero il nord Italia. In quel periodo, i militi aretini dell’autoproclamato Re longobardo Grimoaldo (giunto nel sud-milanese insieme al vescovo Donato d’Arezzo), ricevettero come premio per i successi ottenuti, vasti territori adiacenti al Lambro. Accanto alle abitazioni, i Longobardi iniziarono a erigere chiese di modeste dimensioni, perlopiù dedicate ai santi protettori dei guerrieri. La pieve di San Donato, dedicata proprio al Vescovo di Arezzo, è la testimonianza della loro presenza nel basso milanese.

Dal medioevo all’età moderna

Nell’Alto Medioevo Franchi, Carolingi e Ottoni presero il comando della penisola italica, succedendo ai Longobardi, segnando un periodo di grande instabilità. Solo il lavoro dell’abate Bernardo da Clairvaux riuscirà a ristabilire la quiete perduta. Grati dell’opera di pacificazione realizzata dal monaco francese, i milanesi vollero erigere per lui e i suoi discepoli un monastero a Rovegnano: l’attuale Chiaravalle. L’abbazia fu eretta unendo stilemi romanici e gotici, diventando uno degli esempi più pregevoli e significativi dell’architettura lombarda di quell’epoca. Anche Federico Barbarossa, durante la sua seconda discesa in Italia, la visitò e ne rimase affascinato. Nel corso di quella stessa spedizione militare, il Barbarossa soggiornò a Bolzanum (l’attuale Bolgiano).

Seguirono periodi relativamente tranquilli, in cui vennero sviluppati sistemi di irrigazione che modificarono il territorio compreso tra il Lambro e la Vettabbia, trasformandolo in una fertile pianura, contesa tra le famiglie dell’aristocrazia milanese (soprattutto Visconti e Torriani).

Il 13 e il 14 settembre 1515, nell’ampia area che andava da San Donato a Melegnano (Marignano), venne combattuta la Battaglia dei Giganti (o di Marignano), per determinare chi, tra Massimiliano Sforza e Francesco I di Francia, dovesse governare il Ducato di Milano (rivendicato da entrambi i contendenti, rappresentanti di due diverse linee di successione). Al termine del cruento scontro, che vide impiegate numerose unità mercenarie svizzere, ebbero la meglio le truppe francesi e il vincitore, Francesco I, si acquartierò presso la casa dei principi Rasini (l’attuale Cascina Roma), in attesa che il suo esercito ultimasse la conquista di Milano.

Nel 1561 i Marchesi D’Adda, fecero costruire a San Donato l’Oratorio e l’orfanotrofio di Santa Croce, affidandone la gestione ai Padri Somaschi di San Martino. Proprio dal nome della confraternita gli orfanelli di Milano saranno poi chiamati i “martinitt”. Sempre in quest’epoca, vennero sistemati e ingranditi corsi d’acqua già esistenti come la roggia Spazzola, il canale Certosa, la Vettabbia e il Redefossi.

Il periodo Lombardo-Veneto

Ma il primo vero impulso allo sviluppo dell’abitato di San Donato si ebbe sotto la dominazione austriaca. Nel periodo del Regno Lombardo Veneto vennero istituite le prime classi elementari e, a Chiaravalle, si potevano trovare un’ostetrica e una farmacia.

Nel ’48 i sandonatesi diedero il loro contributo ai Moti, arrivando a distruggere i ponti cittadini per ostacolare la fuga degli invasori durante le Cinque Giornate di Milano (18 – 22 marzo 1848). Quando Milano ricadde sotto il dominio di Vienna, proprio a San Donato vennero imposte le condizioni della resa. Il 5 agosto 1848, alla presenza del Conte di Salasco, del Podestà di Milano e del Maresciallo Radestzky, che aveva fatto Cascina Roma il suo quartier generale, venne firmato l’armistizio fra Austriaci e Sabaudi, che mise fine alla prima fase delle Guerre d’Indipendenza.

Dalla Grande Guerra al boom economico

La popolazione sandonatese continuò a crescere di numero e d’importanza e molti concittadini parteciparono ai conflitti mondiali e alla Resistenza. Ma né le guerre, né l’espansione territoriale (nel ’32 furono annesse le zone di Poasco e Sorigherio) mutarono l’economia della città, che rimase legata al mondo agricolo fino alla fine degli anni ’40. Al 1940 risale il primo stemma della città, concesso con regio decreto da Emanuele III.

Nel 1941 venne costituita la Snam (Società Nazionale Metanodotti) per affiancare l’Agip (Agenzia Generale Italiana Petroli), istituita nel 1926, nella costruzione e nella gestione dei metanodotti. Negli anni del “Boom economico” l’occupazione nell’industria manifatturiera a Milano crebbe a dismisura e con essa anche la popolazione aumentò del 24%. L’espansione demografica investì anche San Donato che passò da 2.658 abitanti a ben 10.331.

Gli anni di Mattei

Quando Snam passò sotto la direzione di Enrico Mattei, gli investimenti nella ricerca portarono alla scoperta di nuovi giacimenti metaniferi nella Pianura Padana. Negli anni ’50 la rete di metanodotti raggiunse una dimensione tale per cui emerse la necessità per Snam di avere a Milano un centro d’esercizio e manutenzione. Per la disponibilità di terreni agricoli e la posizione strategica (all’incrocio tra via Emilia, Autostrada del Sole e linea ferroviaria), San Donato Milanese fu la scelta definitiva.

Mattei acquistò un’ampia area di 80mila mq per farne il centro direzionale di Eni (Ente Nazionale Idrocarburi): un grande sistema aziendale, che non avrebbe compreso solo Snam. Successivamente, per risolvere in maniera autonoma il problema abitativo ereditato dal dopoguerra, acquistò altri 387 ettari di terreno e vi fece costruire i nuovi edifici aziendali e le abitazioni per i suoi dipendenti. Il progetto fu affidato all’architetto Bacciocchi che venne incaricato di costruire la città del metano: Metanopoli, ispirandosi al nuovo quartiere milanese, QT8.
Il passaggio di San Donato dal settore primario a quello secondario e terziario risultò già pienamente compiuto nel 1961.

Un anno dopo un incidente aereo causò la morte di Enrico Mattei. Per mantenere viva la sua memoria, la città di San Donato Milanese, volle dedicare una chiesa al santo di cui portava il nome. Sant’Enrico fu costruita dall’architetto Ignazio Gardella unendo sobri stilemi modernisti, declinati attraverso materiali semplici e naturali (quali il legno e la pietra), ed elementi decorativi minimalisti ma carichi di simbolismi.

San Donato diventa città

Con un decreto emanato il 30 dicembre 1976 dall’allora Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, San Donato Milanese venne riconosciuta come “città” a tutti gli effetti e lo stemma, con il quale, nel novembre 1940, Vittorio Emanuele III aveva blasonato il Comune, fu insignito della “corona turrita”.
La figura dello scaglione, in argento, divide il campo azzurro in due parti e simboleggia il tetto della Chiesa, cioè dell’antica Pieve di San Donato. Sotto lo scaglione un destrochiero (braccio destro armato di staffile) si riferisce ll’impresa dei monaci cistercensi e al fatto che una parte del territorio fu sotto il Comune di Chiaravalle, dove sorge la celebre Abbazia. Le cinque torri e la corona stanno ad indicare il riconoscimento di San Donato come città, avvenuta con decreto del Presidente della Repubblica il 30 dicembre 1976.

Verso la metà degli anni ’80, partirono i lavori per la realizzazione del “Passante Ferroviario” e della linea 3 della metropolitana. Nello stesso periodo venne bandito un concorso di idee, per la realizzazione di un nuovo complesso terziario, il V Palazzo uffici. Contemporaneamente fu avviata la costruzione del nuovo quartiere affari compreso tra la via Emilia e l’Autostrada, sotto la direzione di Kenzo Tange, già autore (tra il ’95 e il ’98) del palazzo BMW.

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